La prima udienza del caso Pnbox

Questa mattina al Tribunale di Pordenone, davanti al giudice Eugenio Pergola, si è svolta la prima udienza del processo che vede imputato Francesco Vanin in quanto amministratore unico della webtv Pnbox per esercizio abusivo della professione giornalistica. Era la giornata dell’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Federico Fachin. Nella seduta odierna sono stati chiamati a testimoniare il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia Piero Villotta, il fiduciario pordenonese di Assostampa nonché presidente del Circolo della Stampa di Pordenone Pietro Angelillo (da cui partì la segnalazione della presunta anomalia di Pnbox), l’ispettore di Polizia giudiziaria che curò la perizia tecnica sull’attività di Pnbox e un dipendente della webtv pordenonese.

La posizione dell’Ordine dei Giornalisti è rimasta tutto sommato defilata: Villotta ha ricostruito il caso come una segnalazione a cui, nella sua posizione, era tenuto a dar corso e trasmettere alla magistratura (a cui poi spettava l’azione penale). Villotta ha riconosciuto l’esistenza di una zona grigia professionale, favorita dalle nuove tecnologie, che i giornalisti per primi desiderano sapere come regolare: «Non possiamo avere figli e figliastri, persone che pur facendo la stessa cosa sono regolati in modi diversi», ha dichiarato, sottolineando come l’Ordine abbia rinunciato a costituirsi parte civile. Nel contempo non ha esitato nel definire giornalistica, dal suo punto di vista, l’attività editoriale continuativa e organizzata di Pnbox: «A differenza degli Stati Uniti, dove la Costituzione esclude espressamente ogni regolazione, in Italia una legge sulla stampa l’abbiamo, per quanto datata, e siamo tenuti a rispettarla». Una posizione condivisa anche da Angelillo, che a sua volta ha dichiarato di aver riconosciuto nei servizi della webtv le tecniche tipiche dell’attività giornalistica: «Quando una persona segue una conferenza stampa, un evento o un consiglio comunale e informa il pubblico, svolge lavoro giornalistico».

Certezze salde nei principi, ma che hanno spesso vacillato nei riferimenti ai fatti durante il controinterrogatorio degli avvocati della difesa Guido Scorza e Alessandro Magaraci. Incalzati su dettagli della vicenda e sull’esame dell’attività editoriale di Pnbox, sia Villotta che Angelillo non hanno fornito elementi di prova sostanziali, giudicando di aver concluso il loro ruolo con la segnalazione del caso e con l’esposto alla magistratura. In mancanza di evidenze formali rispetto alla presunta pratica giornalistica di Vanin, evidenze che sono state escluse anche nella perizia della Polizia giudiziaria sui contenuti del sito e sulle caratteristiche della società, l’accusa si regge dunque soprattutto sul suo ruolo di responsabile editoriale del sito. «Ma – si chiedeva provocatoriamente Scorza – pretenderemmo forse che i membri del CdA della Rai fossero giornalisti professionisti?».

Dalla testimonianza dell’unico dipendente ascoltato, Alberto Ruggiero, è emerso un profilo di Vanin come amministratore impegnato soprattutto nella cura dei clienti e nella gestione quotidiana delle attività editoriali e di ristorazione connesse alla società, non di ricerca e produzione attiva di notizie e servizi informativi. La posizione dei dipendenti, il cui compito è stato descritto come limitato a riprese e montaggio, era stata già archiviata dal pubblico ministero prima di arrivare al dibattimento. Secondo gli atti depositati dalla difesa, non sono state riscontrate irregolarità nemmeno dagli ispettori dell’Inpgi, l’ente di previdenza dei giornalisti, che aveva inviato i suoi ispettori da Roma dopo la segnalazione dell’Ordine regionale.

La prossima udienza, che potrebbe essere decisiva per il processo, si terrà l’11 luglio prossimo. In quell’occasione saranno ascoltati i testimoni della difesa e lo stesso Vanin. È possibile che in quell’occasione si tengano già le requisitorie del pubblico ministero e degli avvocati della difesa.

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