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Aspettando Tahar Ben Jelloun

Sabato 8 marzo comincia comincia Dedica a Tahar Ben Jelloun. Per due settimane lo scrittore franco-marocchino sarà protagonista di una retrospettiva monografica, con incontri letterari e manifestazioni culturali ispirate alla sua opera.

Il sito di Dedica
Il programma della manifestazione
Il sito dell’autore francomarocchino, il suo profilo su Twitter

Premio dei critici Usa a Cinemazero

La National Society of Film Critics, associazione che riunisce i più importanti critici cinematografici statunitensi, ha deciso di assegnare a Cinemazero e alla Cineteca del Friuli uno dei Film Heritage Award 2013. Il cineclub pordenonese si è aggiudicato il riconoscimento per il fortunoso ritrovamento nel magazzino di uno spedizioniere cittadino dell’inedita opera prima di Orson Welles Too Much Johnson. La pellicola è stata proiettata in anteprima mondiale alle Giornate del Cinema Muto dello scorso ottobre. Il premio è condiviso con i restauratori della George Eastman House e i finanziatori della National Film Preservation Foundation (video sul restauro).

  • “Too Much Johnson”: the surviving reels from Orson Welles’s first professional film. Discovered by Cinemazero (Pordenone) and Cineteca del Friuli; funded by the National Film Preservation Foundation; and restored by the George Eastman House.

[consulta l'elenco di tutti i vincitori dei NSFC Awards 2013]

La notizia del ritrovamento della pellicola originale aveva fatto il giro del mondo questa estate e attirato molta attenzione, soprattutto all’estero. Alla storia aveva dedicato un approfondimento anche il New York Times.

But things have turned out otherwise. “Too Much Johnson” has reappeared — discovered not in Spain but in the warehouse of a shipping company in the northern Italian port city of Pordenone, where the footage had apparently been abandoned sometime in the 1970s. Old films turn up with some regularity under similar circumstances — independent filmmakers aren’t always known for promptly paying their storage bills — but because nitrate becomes even more dangerously unstable as it ages, the usual practice is to junk it as quickly as possible.

This time, though, the movie gods were smiling. Pordenone happens to be home to Cinemazero, a cultural organization that regularly screens classic films, and which each fall partners with the Cineteca del Friuli to present Le Giornate del Cinema Muto, a gathering of scholars and cinephiles with a special dedication to the shadowy corners of film history.

The Cinemazero staff realized what they’d found and turned the footage over to George Eastman House in Rochester, where the work of stabilizing the film and transferring it to modern safety stock is proceeding with support from the National Film Preservation Foundation. “Too Much Johnson” is scheduled to have its premiere in Pordenone during this year’s festival, which begins on Oct. 5, and will be screened at Eastman House on Oct. 16. If the financing can be found, the foundation will offer the film over the Internet later in the year.

[leggi tutto l'articolo di Dave Kehr sul New York Times]

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La notizia su:

Nuovo sito per gli artisti pordenonesi

artme

È stato presentato giovedì in Biblioteca civica Artme, nuovo sito per la promozione degli artisti e degli eventi pordenonesi:

Artme è un sito multimediale creato appositamente per dar voce agli artisti e agli eventi presenti a Pordenone. Grazie alla collaborazione con l’Assessorato alle politiche giovanili del Comune di Pordenone, l’associazione Sounds Like ha sviluppato il portale interattivo Artme. Ogni artista, organizzatore o promotore può pubblicizzare e dunque far conoscere gratuitamente il proprio lavoro o evento, nella città di Pordenone, attraverso delle semplici comunicazioni. Il materiale una volta caricato nel sito, sarà subito a disposizione di tutti!

[vedi il sito Artme e l'omonima pagina Facebook]

La produzione “irriducibile” di Federico Tavan

In omaggio a Federico Tavan, scomparso nella notte nella sua casa di Andreis, ripubblichiamo un profilo del poeta scritto nel 2007, quando in Consiglio comunale a Pordenone venne proposta e approvata la mozione per il conferimento a Federico Tavan dei benefici della legge Bacchelli (poi ottenuti nel 2008). L’articolo è stato originariamente pubblicato sul mensile Il Momento.

 

L’immagine pubblica di Federico Tavan è quella di poeta diretto, scevro da appartenenze di scuola o da canoni di riferimento; in realtà, la sua produzione è stata sostenuta e favorita da un contesto culturale particolarmente disposto ad assecondare forme marcate di originalità culturale ed espressiva.

Il contesto di riferimento è quello del “Circolo culturale Menocchio” di Montereale Valcellina, piccola località della pedemontana pordenonese. Qui, tra gli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso, in consonanza con iniziative di analoga matrice in altre zone del Friuli, sotto l’impulso di Aldo Colonnello, maestro elementare ed organizzatore culturale, ha preso corpo un’esperienza fatta dell’interesse, del coinvolgimento e dell’approfondimento di temi caratterizzati dal profondo legame con una terra d’origine, nella chiave dello sviluppo dell’attitudine al rispetto delle forme di civiltà e delle loro manifestazioni, ma senza nessun localismo, secondo la lezione, principalmente, di Pier Paolo Pasolini. La vastità del catalogo pluridecennale delle pubblicazioni del “Circolo Menocchio” (con i nomi più importanti della cultura e della letteratura friulana, ma anche con testimoni internazionali come Predrag Matvejevič) rende abbondantemente conto della strutturazione e della fecondità di questo clima.

Tra le attività che, agli albori degli anni Ottanta, il “Circolo Menocchio” proponeva, sta anche quella di un gruppo di lettura e produzione poetica (“sot/sora poesia”), curato da Antonio De Biasio e Rosanna Paroni; in questo ambito, quindi legato ad una concreta realtà locale, ma intriso di apertura tematica (De Biasio, nona  caso, è poeta in friulano ma anche attento conoscitore della cultura giapponese), si è manifestata la produzione iniziale di Federico Tavan.

Originario, ed abitante, di un paese di poche centinaia di abitanti, Andreis, collocato in una delle zone più periferiche ed (allora) meno agevolmente collegate alla città della pedemontana pordenonese, autodidatta, Federico Tavan ha preso a frequentare questo gruppo poetico e le varie iniziative del “Menocchio”, e a proporre i propri testi, scritti quasi esclusivamente (ma non solo) nel proprio dialetto andreano, segnalandosi per alcuni degli aspetti che hanno poi caratterizzato il complesso della sua attività: una grande capacità performativa, tanto nella lettura delle proprie poesie, quanto in quella dell’amato Pasolini; la natura frammentaria della propria ispirazione (i testi, rigorosamente manoscritti, erano vergati su carta o cartoncini di riporto, e pazientemente raccolti da Aldo Colonnello); la proiezione di un’immagine di radicale alterità rispetto al mondo, unita alla ricerca di una dimensione dialogica.

Alternandosi alle situazioni più o meno felici della propria esperienza personale, la produzione di Federico Tavan ha quindi conosciuto, soprattutto a cavallo tra la metà degli anni Ottanta e la metà del decennio successivo, i propri risultati più rilevanti.

Sotto forma di “Quaderni del Menocchio”, in edizione ciclostilata, sono apparse le raccolte Màcheri (il nome di una marionetta con cui Federico giocava da piccolo) e Lètera nel 1984, e le raccolte Cjant dai dalz e La nâf spaziâl nel 1985, riunite poi nel volume Cràceles cròceles, pubblicato sempre dal Menocchio nel 1997 e ristampato, con una nota di Mario Turello, nel 2003 e nel 2006.

Nel 1994 è apparsa la raccolta Da màrches a madònes (Pordenone, Edizione Biblioteca dell’Immagine), ed il testo teatrale (più volte rappresentato nel corso degli anni Novanta) L’assoluzione (anche questo in una collana del Menocchio): integrati da alcuni inediti, i due testi sono stati ripresentati dalle Edizioni Biblioteca dell’Immagine, a cura di Aldo Colonnello e Paolo Medeossi, nel volume Augh! (Pordenone, 2007).

Dopo la metà degli anni Novanta la produzione di Tavan è stata meno abbondante del decennio precedente, mentre la sua fortuna critica e l’apprezzamento del pubblico sono invece stati progressivamente più solidi e rilevanti, come risulta da articoli, libri, testi di laurea che lo hanno riguardato.

I temi di una produzione “irriducibile”

La dimensione performativa (com’è facile desumere dalla semplice fruizione delle registrazioni disponibili) rappresenta l’aspetto fondamentale delle poesie di Tavan: esse vanno cioè integrate della presenza fisica e recitante dell’autore stesso, che loro tramite realizza (come oltre si dirà) il proprio, sempre fragile  e provvisorio, progetto di comunicazione con il mondo.

Il testo forse più significativo a riguardo, molto noto al grande pubblico grazie alla ripresa fattane dall’attore Marco Paolini nel suo Bestiario veneto, è La nâf spaziâl, che offre il titolo alla seconda raccolta del 1985. Coloro che tentano di strappare alla solitudine il poeta, e che alla fine ci riescono, sono degli alieni, rispetto alla nave spaziale nella quale egli si è rinchiuso; sono, come viene urlato al termine del componimento, “I UMANS” (“gli umani”). E ancora, forte presa teatrale è propria, ad esempio, anche di Augh! (dalla raccolta Màcheri), testo costruito sul filo della memoria infantile, e concluso con l’amara constatazione

“AUGH! Al era biel al mont
AUGH! ‘e sperave mitant”

(AUGH! Era bello il mondo
AUGH! Io speravo tanto”)

ma non c’è, sostanzialmente, nessun componimento di Tavan che sfugga a questa decisa caratteristica (la quale spiega la ragione di molti finali ad effetto, costruiti sull’innalzarsi indignato, o sullo spegnersi rassegnato, del tono della voce).

Non è un caso, dunque, che in uno dei suoi periodi più creativi, Tavan abbia scritto il testo teatrale L’assoluzione, in lingua italiana, che prevede esplicitamente la sua presenza in scena: un processo a se stesso, costruito per rendere ragione della propria irriducibilità alle regole del mondo

(“Signori, non mi sono mai, dico mai, giustificato; nel senso che non mi sono mai cristallizzato in una visione univoca, come dite voi: tristezza, società ingiusta, fortuna, sfortuna, eccetera, eccetera”);

un testo indispensabile per entrare nel groviglio delle motivazioni, umane e culturali, di Tavan.

Per chiudere questo aspetto, va inoltre sottolineato l’impatto comunicativo che Tavan sa rendere nelle fotografie che lo riguardano (si pensi a quelle di Ivette Vandeweghe che accompagnano Cràceles cròceles, o ad alcune foto scattate da Danilo di Marco).

La dimensione performativa si accompagna inestricabilmente alla motivazione fondante dell’atto poetico di Tavan, che è quello di una difficile forma di comunicazione. Difficile perché essa è ricercata, addirittura esibita, ma posta in dubbio dal sospetto di incomunicabilità radicale che accompagna le poesie di Tavan. Così, in moltissimi testi del poeta abbiamo l’uso della seconda persona (singolare o plurale) del destinatario, con evidente finalità conativa (si pensi, ad esempio, a Lètera ai nins e a li nines, in Lètera, dove Tavan vuole comunicare ai portatori dell’età dell’innocenza le proprie riflessioni sulla morte e sulla vita, o a Al destin de un om, della stessa raccolta, dove all’ipotetico interlocutore Tavan dice che, tra infiniti destini, a lui è toccato quello di essere andreano). L’incomunicabilità, invece, è il rischio sempre sotteso, prima di tutto per le condizioni ambientali nelle quali il poeta si trova ad agire: emblematica, in questo senso, è la poesia significativamente intitolata A cost de sputanâme (della raccolta Cjant dai dalz), dove la poesia è così definita:

“èis un temporâl:
zirâ pa’ li strades
e cjapâ a pugns al nua”

(è un temporale:
girare per le strade
e prendere a pugni il nulla”).

L’incomunicabilità origina dunque dalla percezione di una diversità del poeta dal mondo circostante, a partire dalla comunità andreana amata-odiata, come le prime raccolte mostrano; diversità che viene talvolta esplicitamente ricondotta alle circostanze della malattia mentale diagnosticata al poeta, come si può vedere dalle franche dichiarazioni in merito in La nâf spaziâl (la poesia prende avvio dal giorno delle proprie dimissioni dall’ospedale psichiatrico) e ne L’assoluzione. In alcuni testi, più risentiti nella formulazione, la diversità è piegata anche in direzioni etico-politica, come smascheramento del conformismo e delle illusioni; qui, oltre che rimandare, ancora una volta, a L’assoluzione, si veda anche il fulminante Demograzia, che apre Cjant dai dalz:

“a no’l’è sucedût nua
canàes:
cuntinuâa a balâa”

(“Non è successo nulla
ragazzi:
continuate a ballare”).

L’incomunicabilità ha dunque per oggetto la percezione più personale, ma evidentemente riconosciuta come poco appetibile socialmente, del mondo, da parte di Federico Tavan; questa percezione trova nelle poesie ampio spazio di manifestazione, essendo, nel suo fondo, la ricerca di un’adesione incondizionata, totale, alle cose, all’insegna di un amore profondo per esse, come ci illumina un passo de  L’assoluzione:

“Vi amo, tutti, tutti! Io volevo essere voi, io volevo essere me, io volevo essere Dio, io volevo essere il vento, io volevo essere una farfalla, io volevo essere un sacco a pelo, io volevo…”.

Un amore che, naturalmente, è anche indice di debolezza, e che come tale va spesso allontanato, per non esporre alle crudeltà del mondo col quale non si comunica, come avviene in  Cuan’ che me soi inamorât(“Quando mi sono innamorato”), da Lètera:

“cuan’ che me soi inamorât
al cour al tucava
làscete zî
chist al è l’amour
jo ài strengjût i dinş
al cour al â tasût”

(“Quando mi sono innamorato
il cuore batteva
lasciati andare
questo è l’amore
io ho stretto i denti
il cuore ha taciuto”).

I testi più descrittivi, bozzettisticamente esemplati molto spesso sulla concreta esperienza quotidiana, o sul legame con i ricordi, declinano questo atteggiamento verso il mondo; si veda, da Cjant dai dalz, Glesiuta (“Chiesetta”):

“Ce biela
chê glesiuta
insomp al cjùcal
’la ch’e rivive
da nin
cu’la lenga de four”

(“Che bella
la chiesetta
sul colle
dove arrivavo
da bambino
con la lingua fuori”).

Se i testi di Tavan sono scritti fondamentalmente nel dialetto andreano, del quale, anche dai rapidi passaggi di questa relazione, emerge la forza icastica, soprattutto nella produzione poetica iniziale si hanno anche dei componimenti in lingua italiana.

Un po’ come per il testo teatrale, anche in questi casi la lingua “ufficiale” serve soprattutto a rendere ragioni della propria alterità. Qui, anzi, Tavan riesce, sul filo della memoria, a restituire un episodio di vita scolastica, nel quale una professoressa s’interroga sul futuro  dello scolaro sensibile e imprevedibile; il componimento è Ricordo un giorno, professoressa, da Lètera, e si conclude così:

“Ricordo un giorno
professoressa
durante l’ora di ricreazione
m’hai chiesto a bruciapelo:
”Ma allora che farai?”
Ho indicato con i miei timidi occhi
l’esatta metà
del muro che ci stava davanti:
”Posso arrivare soltanto fin là,
per me è come salire in cima.”

Lo sforzo onesto per riuscire in ciò che al mondo appare fallimentare e modesta meta, la capacità di stabilire una non contraffatta tensione di dialogo, e di ascolto: ecco, in una poesia in italiano, la cifra più intima della produzione di Federico Tavan.

La stagione dell’Auditorium Concordia

La Provincia di Pordenone ha reso noto il calendario degli spettacoli che si terranno in ottobre e novembre presso l’Auditorium Concordia di via Interna:

Giovedì 31/10, ore 17.00
Ortoteatro – Con i nonni a teatro
PIRÙ PIRÙ – GRANDE FESTA DI HALLOWEEN A TEATRO
Compagnia teatrale Walter Broggini – Varese

Domenica 10/11, ore 16.15
Ortoteatro – A teatro anch’io! Stagione di prosa a misura di bambino
IL PESCIOLINO D’ORO NELLA RETE DI MAGA CORNACCHIA
Compagnia teatrale Gli Alcuni – Treviso

Domenica 17/11, ore 16.00
Fita – 15esima rassegna regionale di teatro popolare
PIU’ SORZI CHE TRAPOLE
Compagnia teatrale Gli Amici di San Giovanni – Trieste

Domenica 24/11, ore 16.00
Fita – 15esima rassegna regionale di teatro popolare
E DIO DISSE…
Compagnia teatratrale Cibiò – Chions (PN)

Mercoledì 27/11, ore 17.00
Ortoteatro – Con i nonni a teatro
GOCCE
Compagnia teatro Telaio – Brescia

Sabato 30/11, ore 21.00
Associazione provinciale Amici del cuore “Domenico Zanuttini”
13° FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA MAGIA
il mago Sirius presenta : Shezan, Alvin mask, A,.Petrosillo, Lilyth, Alberto Giorgi, Francesco Scimemi

Il cartellone complessivo, che sarà pubblicato per blocchi successivi, prevede un totale di 24 spettacoli fino a marzo 2014, tutti a prezzi molto popolari (dai 3 ai 5 euro circa, dice PordenoneOggi).