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Il cittadino innovatore

In un articolo pubblicato sul Journal Sentinal, il docente della Lubar School of Business Satish Nambisan identifica quattro ruoli per il cittadino che si impegna nell’innovazione civica:

As explorer, citizens can identify and report emerging and existing civic problems. For example, Boston’s Citizen Connect initiative enables citizens to use specially built smartphone apps to report minor and major civic problems (from potholes and graffiti to water/air pollution). Closer to home, both Wisconsin and Minnesota have engaged thousands of citizen volunteers in collecting data on the quality of water in their neighborhood streams, lakes and rivers (the data thus gathered are analyzed by the state pollution control agency). Citizens also can be engaged in data analysis. The N.Y.-based Datakind initiative involves citizen volunteers using their data analysis skills to mine public data in health, education, environment, etc., to identify important civic issues and problems.

As “ideator“, citizens can conceptualize novel solutions to well-defined problems in public services. For example, the federal government’s Challenge.gov initiative employs online contests and competitions to solicit innovative ideas from citizens to solve important civic problems. Such “crowdsourcing” initiatives also have been launched at the county, city and state levels (e.g. Prize2theFuture competition in Birmingham, Ala.; ImproveSF in San Francisco).

As designer, citizens can design and/or develop implementable solutions to well-defined civic problems. For example, as part of initiatives such as NYC Big Apps and Apps for California, citizens have designed mobile apps to address specific issues such as public parking availability, public transport delays, etc. Similarly, the City Repair project in Portland, Ore., focuses on engaging citizens in co-designing and creatively transforming public places into sustainable community-oriented urban spaces.

As diffuser,citizens can play the role of a change agent and directly support the widespread adoption of civic innovations and solutions. For example, in recent years, physicians interacting with peer physicians in dedicated online communities have assisted federal and state government agencies in diffusing health technology innovations such as electronic medical record systems (EMRs).

[leggi l'intero articolo sul Journal Sentinel]

La città e i nuovi spazi definiti dalla rete

La città, il territorio e internet non sono più concettualmente separati. Sono parte della stessa piattaforma sulla quale si sviluppano le vite delle persone. Certo, internet ha cambiato la città attraverso i cambiamenti che ha introdotto nella vita quotidiana delle persone che vivono nella città. Internet, i telefonini e i computer, estensioni del nostro cervello, generano una popolazione capace di sviluppare modi di coordinamento in passato impensabili che diventano, apparentemente o realmente, forme di “pensiero collettivo” che in realtà sono cervelli connessi. Non sono più gli interni e gli esterni delle case a definire i luoghi dell’incontro e della privacy. Non sono più le strade a definire i tempi dell’interazione. E non c’è più un nome solo di città nella quale andare a fare fortuna. [...] Dove andiamo a fare fortuna? Non più necessariamente in una città, in un posto diverso da quello dove siamo. Se dentro di noi sappiamo rispondere alla domanda in altro modo: che cosa posso proporre agli altri – ovunque siano – che abbia la possibilità di essere riconosciuto e adottato? Posso cominciare subito a dialogare con gli altri in modo che prima o poi mi riconoscano e mi adottino? Posso dare qualcosa già oggi e poi migliorarlo nel tempo, attraverso il dialogo e la conversazione? È forse questo il mio dipartimento ricerca e sviluppo? In un contesto nuovo, si parte ponendosi domande nuove.

Luca De Biase, sul suo blog.

Guerrieri

Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete.

Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.

Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri.

È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità.

Toro Seduto

Un salto di qualità

La dimensione della comunità, accanto a quelle del mercato e dello stato in profonda crisi, è chiamata a fare un salto di qualità. La comunità che parte dalla migliore e più consapevole gestione e valorizzazione dei beni comuni si candida ad affrontare in modo contemporaneo, efficiente e produttivo i temi economico-sociali che non hanno soluzione nel paradigma pagamento-funzione. Le macerie culturali tra le quali viviamo sono i resti di un sistema che non funziona più, insostenibile sul piano finanziario, relazionale, identitario… La comunità non ci esime dalla ristrutturazione di stato e mercato e non ne può fare a meno: ma è una dimensione nella quale i cittadini diventano attivi. E imparano il marketing sociale, la produzione sostenibile, lo scambio di doni, l’efficienza di gestione e la strategia di sviluppo. E i cittadini che fanno innovazione sociale imparano a raccontare le loro storie per migliorare l’informazione e non essere più soli.

Luca De Biase, Le comunità del pensiero e dei fatti