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Assolti Vanin e Pnbox: non è giornalismo

La sezione penale del Tribunale di Pordenone ha assolto mercoledì mattina con formula piena Francesco Vanin, in quanto amministratore unico della webtv Pnbox, dall’accusa di esercizio abusivo della professione giornalistica. Secondo il giudice Eugenio Pergola il fatto non sussiste. Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate entro 45 giorni.

Era stato lo stesso pubblico ministero, Viviana Del Tedesco, a chiedere l’assoluzione perché nelle prove raccolte e in seguito all’ascolto dei testimoni dell’accusa nel corso della prima udienza è apparso chiaro come l’attività di Vanin e della sua webtv sia configurabile come semplice attività commerciale legata alla comunicazione e non attività critica di selezione giornalistica.

È stata un’udienza molto rapida, limitata all’esposizione delle arringhe dell’accusa e della difesa, quest’ultima rappresentata dagli avvocati Guido Scorza e Alessandro Magaraci. Non sono stati ascoltati né i testimoni della difesa né l’imputato.

La vicenda era nata nel 2010 da una segnalazione alla procura pordenonese da parte dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, che aveva ravvisato nell’attività di Pnbox degli estremi della professione giornalistica nell’attività, in assenza delle prescizioni di legge (registrazione della testata e presenza di un direttore responsabile). Vanin ha sempre dichiarato di non solo di non fare giornalismo, ma di non avere nemmeno la volontà di farlo. Le indagini della procura hanno portato alla doppia archiviazione per i dipendenti della webtv, la cui posizione è stata giudicata regolare anche dagli ispettori dell’Inpgi, l’ente previdenziale dei giornalisti. Il solo Vanin è stato rimandato a processo, ma nel corso del dibattimento non sono emersi elementi di prova a supporto delle tesi dell’accusa.

Il caso aveva sollevato molto interesse a livello nazionale, perché un’eventuale condanna della webtv avrebbe avuto ripercussioni imprevedibili sull’inquadramento giuridico delle attività di informazione spontanea attraverso i social network.

Mercoledì torna in tribunale il caso Pnbox

Mercoledì 11 luglio alle 12 al Tribunale di Pordenone è in programma la seconda udienza del processo che vede imputata la webtv pordenonese Pnbox per esercizio abusivo della professione giornalistica, in seguito alla denuncia dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia. Sarà il giorno dei testimoni della difesa e della deposizione dell’unico imputato rimasto, ovvero l’amministratore delegato Francesco Vanin (per tutti i redattori è stata chiesta l’archiviazione prima dell’inizio del procedimento). È possibile che al termine dell’udienza si arrivi direttamente alla sentenza.

Su Facebook Francesco Vanin sta invitando amici e sostenitori a partecipare all’udienza, sottolineando – seppure in modo ironico – le implicazioni del suo caso sulla libera espressione delle persone su internet e sui social network.

Mercoledì prossimo al Tribunale di Pordenone, forse si arriverà all’esito finale: io micro imprenditore liberale attaccato dall’ordine dei giornalisti. La posta in palio è 6 mesi di carcere per me e imputazione possibile da lì in poi per tutti gli iscritti a fecebook, youtube, twitter, per i blogger ecc., ovviamente persone normali senza tesserino di giornalista in tasca. Questo perchè il capo di imputazione è che secondo loro faccio il giornalista (abusivo) “…diffondendo gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità politica e spettacolo relativi soprattutto alla provincia di Pordenone”. Quindi chiunque racconti sistematicamente (?) qualcosa che riguardi il luogo dov’è o dov’è stato rischia 6 mesi 6. Cioè tutti. L’ingresso è libero e gratuito, l’uscita per me potrebbe essere posticipata (6 mesi per l’appunto). Anche se sono piccoletto mi batterò senza timore della casta, tutt’altro. Siete tuttinvitati

Pnbox, altri spunti dalla rete

Sul caso Pnbox oggi sono usciti diversi interventi a livello nazionale. A cominciare da un’intervista a Francesco Vanin sul giornale online Linkiesta.it.

[...] Ora cosa farà? Registrerà PNbox.tv come testata in Tribunale?
Certo che non la registro! Prima di tutto per un motivo etico. Non vogliamo provvidenze dello Stato. Non chiediamo finanziamenti e non li abbiamo mai richiesti. È una questione di principio. Se passa questa idea dell’ordine che chiunque voglia dire qualcosa deve registrarsi e avere un tesserino, andiamo contro tutto quello che sta accadendo nel mondo.

È una crociata contro l’Ordine dei giornalisti?
No, è una crociata per la libertà di informazione. L’ordine esiste secondo una legge dello Stato, e come tale ha ragione di esistere. Io non voglio combattere contro l’ordine. Non sono un giornalista, ma un imprenditore.

[leggi tutto l'articolo su Linkiesta.it]

Mario Tedeschini Lalli, vice-responsabile Innovazione e Sviluppo del Gruppo Editoriale L’Espresso, prende spunto da questo caso e da quello della scrittrice Michela Murgia per un ragionamento più ampio sui paradossi della difesa della professione giornalistica e della libertà di stampa.

[...] È il concetto stesso che ci possa essere un “esercizio abusivo” della professione giornalistica che è, di tutta evidenza, improponibile e in oggettivo contrasto con il diritto garantito dall’articolo 21 della Costituzione che garantisce a tutti, non solo ai giornalisti di esprimersi liberamente in pubblico. Alcuni cercano di spiegare come occorra distinguere tra “attività giornalistica” (lecita a chiunque) e “professione giornalistica” (consentita solo agli iscritti all’Ordine), dove ciò che distingue la “professione” dalla “attività”: sarebbe la sua natura di lavoro “retribuito e continuativo”. La la Procura di Pordenone nel Caso Vanin lo accusa invece di svolgere “attività giornalistica non occasionale diffondendo gratuitamente notizie”.

[...] Occorre semplicemente cancellare un sistema che era sbagliato quando fu concepito ed è folle al giorno d’oggi. Anche perché è un sistema costruito per autoalimentarsi. Leggete i ragionamenti con i quali il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia Pietro Villotta spiega al Fatto il suo comportamento nel caso Pnbox (mie le evidenziature):

“Esiste una zona grigia tra l’articolo 21 della Costituzione e la legge sulla stampa, dentro la quale rientrano blog e piattaforme online. Anche chi pubblica i video su YouTube fa divulgazione”. E se lo fa regolarmente, secondo l’ordine, è passibile di segnalazione, anche se tratta di “questioni aperte su cui deciderà il legislatore”. Per Villotta “tutto dipende dalla periodicità. Il nostro esposto è a tutela della categoria e dell’ordine. Se viene a meno la garanzia della legge sulla stampa siamo nella giungla”. Il citizen journalism è la ‘concorrenza sleale’ da condannare? “No. Ma se le piattaforme online, dalle web tv ai blog, fanno informazione continuativa, allora noi tuteliamo la categoria”.

E’ tutto perfettamente logico: l’azione è a tutela della “categoria”, e dell’ “ordine” che detta categoria rappresenta. La libertà di espresssione, la democrazia, la costituzione non c’entrano, anzi – nel caso specifico – creano dei problemi alla “categoria” e al suo “ordine”. Aggiungo: creano inevitabilmente problemi, la contraddizione è nei fatti.

[leggi tutto il post su Giornalismo d'altri, il blog di Mario Tedeschini Lalli]

Sulla vicenda interviene infine con toni molto allarmistici anche Giampaolo Colletti, fondatore di Altratv.tv, presidente di Femi.

Ha dell’incredibile l’esposto depositato alla Procura di Pordenone dall’ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia nei confronti di Francesco Vanin, amministratore delegato di Pnbox, web tv cittadina nata a Pordenone, piattaforma online che non è testata registrata. Vanin, fondatore della web tv che oggi dà lavoro a quattordici collaboratori, sarebbe reo di “aver diffuso gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità, politica e spettacolo”. Insomma, Vanin sarebbe responsabile di ciò che fanno abitualmente migliaia di piattaforme informative, blog, web radio, web tv.

Il fatto è tanto grave quanto paradigmatico: viviamo in un Paese di apparati e quindi creare occasioni di confronto in rete significa infrangere l’ordine costituito. Ma come si fa a pensare che per fare web tv occorra necessariamente essere giornalista? Non è anacronistico ipotizzare, nell’era di Internet e in assoluta controtendenza rispetto a quello che accade in ogni altra parte del mondo, che per raccontare un evento al quale abbiamo partecipato o che abbiamo visto accadere serva un tesserino dell’ordine? L’ordine sembra quindi sostenere che soltanto chi è munito di tesserino possa fare informazione e diffondere notizie.

[continua a leggere sul blog di Giampaolo Colletti sul sito del Fatto Quotidiano]

La prima udienza del caso Pnbox

Questa mattina al Tribunale di Pordenone, davanti al giudice Eugenio Pergola, si è svolta la prima udienza del processo che vede imputato Francesco Vanin in quanto amministratore unico della webtv Pnbox per esercizio abusivo della professione giornalistica. Era la giornata dell’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Federico Fachin. Nella seduta odierna sono stati chiamati a testimoniare il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia Piero Villotta, il fiduciario pordenonese di Assostampa nonché presidente del Circolo della Stampa di Pordenone Pietro Angelillo (da cui partì la segnalazione della presunta anomalia di Pnbox), l’ispettore di Polizia giudiziaria che curò la perizia tecnica sull’attività di Pnbox e un dipendente della webtv pordenonese.

La posizione dell’Ordine dei Giornalisti è rimasta tutto sommato defilata: Villotta ha ricostruito il caso come una segnalazione a cui, nella sua posizione, era tenuto a dar corso e trasmettere alla magistratura (a cui poi spettava l’azione penale). Villotta ha riconosciuto l’esistenza di una zona grigia professionale, favorita dalle nuove tecnologie, che i giornalisti per primi desiderano sapere come regolare: «Non possiamo avere figli e figliastri, persone che pur facendo la stessa cosa sono regolati in modi diversi», ha dichiarato, sottolineando come l’Ordine abbia rinunciato a costituirsi parte civile. Nel contempo non ha esitato nel definire giornalistica, dal suo punto di vista, l’attività editoriale continuativa e organizzata di Pnbox: «A differenza degli Stati Uniti, dove la Costituzione esclude espressamente ogni regolazione, in Italia una legge sulla stampa l’abbiamo, per quanto datata, e siamo tenuti a rispettarla». Una posizione condivisa anche da Angelillo, che a sua volta ha dichiarato di aver riconosciuto nei servizi della webtv le tecniche tipiche dell’attività giornalistica: «Quando una persona segue una conferenza stampa, un evento o un consiglio comunale e informa il pubblico, svolge lavoro giornalistico».

Certezze salde nei principi, ma che hanno spesso vacillato nei riferimenti ai fatti durante il controinterrogatorio degli avvocati della difesa Guido Scorza e Alessandro Magaraci. Incalzati su dettagli della vicenda e sull’esame dell’attività editoriale di Pnbox, sia Villotta che Angelillo non hanno fornito elementi di prova sostanziali, giudicando di aver concluso il loro ruolo con la segnalazione del caso e con l’esposto alla magistratura. In mancanza di evidenze formali rispetto alla presunta pratica giornalistica di Vanin, evidenze che sono state escluse anche nella perizia della Polizia giudiziaria sui contenuti del sito e sulle caratteristiche della società, l’accusa si regge dunque soprattutto sul suo ruolo di responsabile editoriale del sito. «Ma – si chiedeva provocatoriamente Scorza – pretenderemmo forse che i membri del CdA della Rai fossero giornalisti professionisti?».

Dalla testimonianza dell’unico dipendente ascoltato, Alberto Ruggiero, è emerso un profilo di Vanin come amministratore impegnato soprattutto nella cura dei clienti e nella gestione quotidiana delle attività editoriali e di ristorazione connesse alla società, non di ricerca e produzione attiva di notizie e servizi informativi. La posizione dei dipendenti, il cui compito è stato descritto come limitato a riprese e montaggio, era stata già archiviata dal pubblico ministero prima di arrivare al dibattimento. Secondo gli atti depositati dalla difesa, non sono state riscontrate irregolarità nemmeno dagli ispettori dell’Inpgi, l’ente di previdenza dei giornalisti, che aveva inviato i suoi ispettori da Roma dopo la segnalazione dell’Ordine regionale.

La prossima udienza, che potrebbe essere decisiva per il processo, si terrà l’11 luglio prossimo. In quell’occasione saranno ascoltati i testimoni della difesa e lo stesso Vanin. È possibile che in quell’occasione si tengano già le requisitorie del pubblico ministero e degli avvocati della difesa.

Assostampa FVG sul caso Pnbox

L’Associazione della Stampa del Friuli Venezia Giulia, ovvero il sindacato unitario dei giornalisti della regione, si esprime sul caso della webtv pordenonese Pnbox, citata in tribunale dall’Ordine dei Giornalisti per esercizio abusivo della professione.

L’Assostampa Fvg è al fianco dell’Ordine regionale dei giornalisti, nella vicenda che riguarda la web tv pordenonese PnBox, che svolge attività giornalistica senza aver mai depositato in tribunale una propria testata, dunque in maniera di fatto illegale. La vicenda è approdata nelle aule di giustizia dopo un esposto dell’Ordine dei giornalisti del Fvg. In ballo non c’è – secondo il sindacato dei giornalisti regionale – la libertà di informazione, garantita dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato. C’è piuttosto il rispetto della legge sulla stampa, che prevede l’obbligo di aprire e depositare una propria testata per chiunque svolga un’attività giornalistica, e ciò proprio a tutela dell’utenza. Se una piattaforma web trasmette notizie di politica e attualità con regolarità, allora si configura come canale informativo, come conferma il presidente nazione dell’Ordine, Enzo Jacopino. Posizione rafforzata dal commento di Piero Villotta, presidente regionale dell’Ordine, che ha segnalato il caso: “Esiste una zona grigia tra l’articolo 21 della Costituzione e la legge sulla stampa, dentro la quale rientrano blog e piattaforme online. Anche chi pubblica i video su YouTube fa divulgazione. Tutto dipende dalla periodicità. Il nostro esposto è a tutela dell’utenza, oltre che della categoria. Se viene meno la garanzia della legge sulla stampa siamo nella giungla”. La questione è dunque aperta, in attesa di un intervento del legislatore, oggi più che mai necessario. Le leggi si possono cambiare, ma fino a che sono in vigore vanno rispettate. E secondo noi lo deve fare anche la web tv di Pordenone, attiva da tempo con attività a tutti gli effetti giornalistica, con servizi di politica, cronaca, sport e spettacolo. Senza avere una propria testata giornalistica.

[Fonte: Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia su Facebook]

Caso Pnbox, la posizione dell’Ordine

Il Fatto Quotidiano torna sulla vicenda giudiziaria che coinvolge Pnbox, la webtv pordenonese citata in giudizio dall’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia per presunto esercizio abusivo della professione giornalistica. Nell’articolo parla, tra l’altro Pietro Villotta, attuale presidente regionale dell’Ordine.

Per Enzo Iacopino, presidente dell’odg nazionale, “essere testata giornalistica è soltanto un adempimento formale. Non conosco la questione specifica – puntualizza –  ma se una piattaforma web trasmette notizie di politica e attualità con regolarità, allora si configura come canale informativo. Del resto che cosa fanno i giornalisti?”. Posizione peraltro condivisa da Pietro Villotta, presidente dell’ordine del Friuli che ha presentato l’esposto alla procura di Pordenone. “Non abbiamo nulla di personale contro Vanin e la sua tv – osserva – ma riteniamo che qualsiasi sito che si presenti ‘nella sostanza’ come informazione giornalistica debba rispettare la legge sulla stampa”. Una ‘sostanza’, però, senza confini e criteri chiari di definizione. “Esiste una zona grigia tra l’articolo 21 della Costituzione e la legge sulla stampa, dentro la quale rientrano blog e piattaforme online. Anche chi pubblica i video su YouTube fa divulgazione”. E se lo fa regolarmente, secondo l’ordine, è passibile di segnalazione, anche se tratta di “questioni aperte su cui deciderà il legislatore”. Per Villotta “tutto dipende dalla periodicità. Il nostro esposto è a tutela della categoria e dell’ordine. Se viene a meno la garanzia della legge sulla stampa siamo nella giungla”. Il citizen journalism è la ‘concorrenza sleale’ da condannare? “No. Ma se le piattaforme online, dalle web tv ai blog, fanno informazione continuativa, allora noi tuteliamo la categoria”.

[leggi tutto sul sito del Fatto Quotidiano]

Informazione, Pnbox diventa caso nazionale

Il caso giudiziario che vede coinvolta la webtv pordenonese Pnbox, citata in giudizio dall’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia per esercizio abusivo della professione giornalistica, è diventato improvvisamente di rilevanza nazionale. Nel giro di poche ore, infatti, è stato segnalato su Law & Tech, il blog dell’avvocato Guido Scorza su Wired.it, e poi ripreso sull’influente blog di Massimo Mantellini, da sempre molto attento ai temi legati alla rete e alle culture digitali.

E’ una storia che ha dell’incredibile e che sembra provenire da un altro secolo quella che si sta consumando dinanzi al Tribunale di Pordenone, la cui Procura della Repubblica sta procedendo contro Francesco Vanin perché – stando a quanto si legge nel decreto di citazione a giudizio – “in qualità di responsabile delle trasmissioni di “PN BOX”, televisione via web, senza essere iscritto all’albo dei giornalisti e senza aver registrato la testata” avrebbe svolto “attività giornalistica non occasionale diffondendo gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità politica e spettacolo relativi soprattutto alla provincia di pordenone”.

Ma andiamo con ordine e stiamo ai fatti, da soli sufficienti a raccontare l’assurdità di una delle più gravi aggressioni alla libertà di informazione ed alla libertà di impresa sul web consumatesi, nel nostro Paese, negli ultimi anni.

PN Box è un progetto nato nel 2006 con l’obiettivo di dar vita ad un nuovo modo di fare televisione attraverso il web e, ad un tempo, promuovere la libertà di manifestazione del pensiero online: l’idea è quella di porre chiunque abbia qualcosa da raccontare o un tema da approfondire nella condizione di farlo mettendo a suo disposizione una telecamera, un operatore o, più semplicemente, uno spazio per la pubblicazione di un video girato direttamente dall’utente e con mezzi propri.

Una TV in perfetto stile 2.0 e dal basso.

Nel maggio del 2010, il Presidente del Consiglio Regionale dell’ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, prende carta e penna e denuncia alla procura della Repubblica di Pordenone “il caso di Francesco Vanin di Pordenone che, a quanto risulta e salvo verifica, gestisce una televisione via web denominata “PN-BOX” senza essere iscritto all’albo dei giornalisti e senza aver registrato la testata…Tanto – prosegue la denuncia – ai fini dell’accertamento di un eventuale esercizio abusivo della professione di giornalista”.

[continua a leggere su Law & Tech di Guido Scorza]

I personaggi in cerca d’autore di Marcuzzi

Il 27 febbraio i Pnbox Studios ha ospitato un reading di Simone Marcuzzi tratto dal suo nuovo libro 10 italiani che hanno conquistato il mondo. L’incontro, accompagnato dai suoni del Trio Apolide, è stato introdotto da Alberto Garlini. Nei due video si possono rivedere la prima e l’ultima parte della serata.

 

Fonte: Pnbox.tv